Bulimia dell'informazione, Pubblico e privato, il concetto attuale di pubblico e privato
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Bulimici dell’informazione involontariamente accettata.
By Jean Marie Reynier

Stavo percorrendo poche ore fa un vecchio testo di sociologia generale e mi sono reso conto a che punto il concetto di « privato » entrava in linea di conto con violenza nelle discussioni a tutti i livelli sociali e sociologici della società degli anni 70 e inizio 80.

Sono quindi nato in pieno contesto di accanimento “privateutico” . figlio degli anni ottanta, sono ancora reduce di uno sviluppo etico legato al privato, alla famiglia all’educazione sociale e alla fine della lotta di classe. Sono dunque dolcemente andato verso il mio PC per fare qualche ricerca sul soggetto. Essendo io in terra francofona ho digitato semplicemente “privé” su google.
A mio grande stupore la prima definizione è stata in italiano, e ho iniziato a preoccuparmi… dubbio dissipato velocemente dal link serio di quando si legge “articolo tratto da wikipedia”. Fidandomi della serietà di questa enciclopedia che ogni mio studente utilizza per fare delle ricerche leggere ma abbastanza esatte, mi sono gettato sul sito:
 
“Per club privé si definisce un qualsivoglia locale privato, il cui accesso è ristretto ai soli soci dello stesso. La frequentazione avviene in orari stabiliti, possono essere orari notturni o anche pomeridiani.
I club privé si differenziano a loro volta in diverse tipologie a seconda di come sono internamente organizzati. In particolare, le varie versioni di club privé spaziano dai più tradizionali night-club sino ai cosiddetti sex club, i quali all'interno possono disporre di un bar, della sauna, spazi nei quali gli associati possono fare conoscenza tra loro, entrare in confidenza anche stretta, eventualmente avere anche rapporti sessuali, nonché fare amicizia.
I club privé sono accessibili ai soci, previo il rispetto di alcune regole, sia per quanto concerne l'abbigliamento sia per il divieto di usare macchine fotografiche o (in taluni casi) anche telefoni cellulari. Essi sono maggiormente frequentati nei fine settimana nonché nelle cosiddette "serate speciali" a tema, nelle quali, per l'ingresso vi sono ulteriori restrizioni. Normalmente qualsiasi persona, sola o in compagnia, può associarsi.”

Leggermente sconvolto da questa definizione del “privato” ho seguito il link successivo che annunciava l’apertura del club privé di un certo Lele Mora, sul quale non voglio per ora dilungarmi.

Convinto d’un errore, ho dunque digitato “privato” in italiano su google. La prima definizione è stata sempre di wikipedia…

“Il diritto privato è quella branca del diritto che regola i rapporti intersoggettivi tra i singoli consociati (persone fisiche e persone giuridiche), in relazione alla sfera patrimoniale ma anche personale e familiare. È stato chiamato anche "il diritto senza ulteriore definizione".
Il diritto privato disciplina i rapporti fra soggetti che si trovano in posizioni perfettamente paritarie, siano essi privati cittadini o enti pubblici. Il diritto pubblico disciplina invece i rapporti fra soggetti che si trovano in posizioni non paritarie, in cui uno dei soggetti del rapporto è in una posizione di supremazia o autorità sull'altro, costretto a subire le decisioni altrui.
La linea di demarcazione tra diritto pubblico e diritto privato è per certi versi variabile e controversa in quanto ad esempio in alcuni casi lo Stato può avocare a sé la realizzazione di funzioni proprie di un privato sostituendosi a quest'ultimo oppure può utilizzare strumenti privatistici, ad esempio quello societario e contrattuale. Un esempio di questa difficile demarcazione è la società a partecipazione statale, ovvero una società per azioni in cui l'unica particolarità è ravvisata nel fatto che il socio di maggioranza o totalitario è un Ente statale.”

La seconda, che mi ha interessato molto di più veniva sempre dall’enciclopedia libera:

"Con indirizzi IP privati si intendono alcune classi di indirizzi IPv4, definite nella RFC 1918, riservate alle reti locali allo scopo di ridurre le richieste di indirizzi pubblici. Chiunque può utilizzare questi indirizzi per la propria rete locale, perché i pacchetti relativi a tali reti non vengono instradati dai router internet, e quindi essi non entreranno in conflitto con analoghi indirizzi posti su altre reti locali.
Nel caso occorra connettere ad Internet una rete locale che utilizza queste classi di indirizzi, si deve ricorrere al network address translation (NAT)".


Ecco quello che ne è stato delle mie ricerche volte all’analisi del concetto a livello contemporaneo. Il diritto privato, è l’antitesi stessa del diritto al privato, e l’indirizzo IP non è che l’atto di rendere anonimo l’individuo. Senza parlare dei club privé, nei quali il concetto di base è esattamente quello di farsi vedere.

Allora mi sono chiesto cosa intendessi io per privato. Se, come mi piace fare, definisco la parola decostruendone opposto linguistico mi impongo ancora una volta di ritracciare il concetto di pubblico su google. E a mio grande stupore l’articolo inerente la parola “Pubblico” è eccezionale.
http://it.wikipedia.org/wiki/Pubblico .
Nell’articolo sono ritracciate tutte le possibili declinazioni del termine, una magnifica referenziazione con i legami esterni, gli organi pubblici, le analisi sociologiche del pubblico… insomma tutto. Nel duemilanove, l’idea di pubblico è onnipresente. L’idea greca di repubblica è ritornata a fiorire sul net. Quello stesso net che offre siti di discussione, P2P, social network, giornali e stampa mondiale, CV privati, informazioni bancarie… con la famosa illusione dell’anonimato che ormai non esiste più. Non ne abbiamo nemmeno più voglia, a meno di non essere artefici di navigazioni illegali in tutti i sensi. Non ci preoccupiamo più di tenere per noi una vita privata, o meglio, intima. Non cessiamo un solo istante di comunicare informazioni che escono dal nostro corpo come un grande conato di vomito dopo un’abbuffata di informazioni. Bulimici dell’informazione involontariamente accettata. Internet si è trasformata in un’immensa fosse settica comune nel quale vomitare macroinformazione di massa e nascondere un reale bisogno all’educazione verso l’utensile. Un insegnamento al rispetto del prossimo. La dove l’educazione nazionale fallisce magistralmente è nel considerare internet come un utensile necessario all’educazione, senza principalmente insegnare un’etica semiologica necessaria alla maestria di internet. Da qualche anno il termine “Netiquette” è stato dimenticato, e propongo una rilettura intensa del bel articolo (sempre di wikipedia) sull’argomento. http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette
Nel quale possiamo leggere alcune regole di base, che purtroppo l’articolo definisce come assunte da tutti i navigatori, necessarie al perfetto svolgimento di una navigazione seria e rigorosa.

Non voglio mai più che cercando un indicazione sul termine privato, che nella sua storia ha fatto morti, ha ucciso ideali, sventrato sogni, ferito anime e spiriti di ogni orizzonte, debba finire sul sito di Lele Mora. Non voglio che per cercare la sua definizione basilare sul net debba decostruire il termine di “pubblico” in una democrazia che democratica non è come quella occidentale. Il rischio di incorrere nel termine “repubblica” è troppo alto. E cercando repubblica non trovo subito una definizione seria e storica del termine. Ma il sito di un giornale, che per fortuna non ha perso il senso di critica, di discussione della cosa pubblica. Il primo ministro italiano ha definito questo giornale un superpartito. Ebbene, se lo fosse prenderei la nazionalità italiana per votare e difendere questo superpartito. In un Europa dove l’intelligenza umanista della sinistra è scomparsa, dove la sinistra è scomparsa, dove il socialismo è morto, è in Repubblica e non nella Repubblica che ormai bisogna fare fiducia. La stampa riesce ormai ad unificare un popolo che non si riconosce più in un partito, ma che legge, critica e discute nei bar (forse il reale e solo elemento privato, spacciato per luogo pubblico, che ancora rispetto), delle idee decostruibili e decostruite. Vorrei ringraziare questi giornali per la reale imparzialità critica che rappresentano. L’informazione è la mammella della democrazia. Il premier italiano, con le sue ossessioni auto estetiche ha fatto della mammella il suo oggetto transazionale e ha succhiato ossessivamente. Si è ingozzato, ed ora che il seno è vuoto non gli restano che l’amarezza di non aver mai saputo amare. La repubblica si rivolta contro di lui. Il rizoma dell’informazione comincia a riprendere vita nei sottofondi del net. Per questo chiedo un’educazione all’informazione multimediale. Perché dal net può scaturire un vero sostegno solido se riusciamo a educare ed educarci all’eleganza del rispetto degli altri.

Rispettiamo la nostra stessa intimità, non dimentichiamoci mai di essere ineccepibili, di veramente costruire un rapporto sincero con la parola e il linguaggio… diventiamo adulti insomma! E lasciamo al Premier la sua mammella secca.
 

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Tag: Trabocchetto mediatico, Uccidiamo Berlusconi, presidente del consiglio, Dispotismo, narcisismo, autocompiacimento, egocentrismo, egotismo, vanità, prepotenza, arroganza, autoritarismo, prevaricazione, abuso, strapotere, vessazione

 

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